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La vita è una grande avventura dalla quale nessuno è mai uscito vivo

FRANCESCA MAZZOLENI

CoNcErTi FuTuRi


2 maggio Afterhours
1 giugno Nick Cave
12 Luglio Franz Ferdinand ?
20?21?23?luglio REM
27 luglio Leonard Cohen


CoNcErTi PaSsAtI

Baustelle
Ratti della Sabina
The Cure
Brett Anderson
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Afterhours
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The Others
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Baustelle
Franz Ferdinand + DepecheMode
Rolling Stones
Roger Waters
Lou Reed
Franz Ferdinand
Elton John
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(Garbage, Green Day, REM, Velvet Revolver, Billy Idol, Oasis) 
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Tiromancino
The Ark


UlTiMi FiLm (da * a ****)

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Non E' un Paese per Vecchi **
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Ratatuille **
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Across the Universe **
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Angel *
Before the Devil Knows you're dead ***
Funeral Party ***
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4 mesi, 3 settimane, 2 giorni **
I'm Not There ****


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Nightmare Before Christmas
L'uomo che cadde sulla terra
Moulin Rouge
cinema
4 giugno 2009
Antichrist - la profonda confessione surrealista di Lars Von Trier
QUANDO LA CRITICA E' TROPPO CRITICA

di Francesca Mazzoleni




C’è chi ha parlato di eccesso. C’è chi ha parlato di scandalo. C’è anche chi in sala ha accompagnato con un ghigno uno sprezzante: “Ridicolo!”… Una cosa è certa, Antichrist ha fatto parlare tanto. Ma l’accanimento di certa critica nei confronti di un lavoro artistico di questo genere rimane un fatto terribilmente triste.
Vorrei far appello ai Cahiers du cinéma - la rivista tra le cui fila figuravano le leggende della cinematografia francese dei ’60: il critico e teorico Andrè Bazin e i collaboratori e futuri registi Rohmer, Godard, Bresson, Truffaut - e alla sua Politique des auteurs per ricordare che proprio quella stessa Francia che pochi giorni fa a Cannes accolse la prima del film di Von Trier con fischi e applausi smorzati, affermava con forza, all’interno della nascente Nouvelle Vague, che l’opera di un grande autore non deve essere giudicata come un unicum isolato, ma come la tappa di un percorso individuale, da contestualizzare all’interno della sua filmografia.
Con quest’ottica si sarebbero protetti così i grandi autori dalle dilanianti critiche passeggere, basate sull’estemporaneità di giudizi meramente impressionistici e per certi versi poco democratici. Attuare una sorta di rispettosa accettazione della diversità artistica ci appare necessaria, portandoci ad affermare: ok, non è stato il suo lavoro migliore. Non è il mio preferito. Ma è comunque un autore e pertanto non si tocca.
Senza la battaglia a favore dell’autonomia creativa, molti nostri miti sarebbero oggi dispersi nel tempo: furono proprio i Cahiers a riconoscere per la prima volta il valore dei film di Hitchcock, fino ad allora degradato ad autore “di genere”, Fritz Lang, Jean Renoir, Rossellini, Ophüls e moltissimi altri ancora, schierandosi contro gran parte dell’opinione pubblica francese. Vorrei sperare che sia così anche oggi e che, alla grande massa scandalizzata dall’ Antichrist, si opponga una minoranza capace di accogliere
il più onesto, profondo, intimo lavoro di Lars Von Trier.

“Non esistono film minori o film migliori, l’opera di un regista va analizzata complessivamente, perché nel cinema non si sono opere, ci sono solo autori”. Spinti dalle parole di Truffaut guardiamo all'Autore Von Trier, che nel 1995 legò la sua estetica al voto di castità del movimento Dogma 95, da lui fondato assieme ad altri quattro registi danesi. Il Manifesto proclamava in un Decalogo la purificazione del cinema, da attuarsi tramite la totale rinuncia a qualsiasi forma di artificio scenico (luci, colonna sonora, movimenti di macchina elaborati…). E dopo 10 anni in cui, sotto la poetica del Dogma, vennero realizzati 40 lavori, Von Trier sciolse il voto e sperimentò nuove soluzioni. Ci regalò l’ormai storico “Dogville”, seguìto da “Manderlay”, e la brillante commedia “Il grande capo”.
E oggi l’autore Von Trier si affida alla sua arte per liberare paure ancestrali ed uscire dalla depressione che da due anni aveva bloccato il suo lavoro. Realizza Antichrist come se fosse una seduta psicanalitica, esclusivamente per se stesso, e, affidando al suo alter ego filmico Charlotte Gainsbourg, la trasgressiva protagonista, il fardello delle sue paure e delle sue angosce, se ne libera, confermando ancora una volta il potentissimo potere catartico racchiuso in ogni opera d’arte.
Antichrist non è certo un film sulla religione, seppur il regista abbia dichiarato di tenere l’omonima opera nietzscheana sul comodino. Non è nemmeno un horror. Fa paura come può terrorizzarci la nostra ragione quando viene sopraffatta dai fantasmi e dalle angosce dell’irrazionalità. La violenza e la crudezza delle immagini, che tanto hanno fatto sconsigliare il film ancor prima della sua uscita, non investono tanto il fatto visivo quanto quello concettuale, colpiscono perché affondano nella natura dell’uomo e cavano dalle pulsioni più istintive la loro materia primaria.
La saga di Saw L’enigmista, il thriller horror che ha dato vita a sei episodi (come pure altre recenti esaltazioni della violenza) è divenuto un caso perché ferreamente delimitato e protetto dalle barriere dell’horror, all’interno del quale una violenza di gran lunga più estrema di quella proposta nelle scene dell’ Antichrist venne compresa e accettata perché immessa nell’adrenalinica gratuità del genere, paragonabile ad un giro su montagne russe d’autore. Antichrist fa invece paura perché totalmente fuori dai generi: nella sua visione Von Trier si serve dei generi (psyco-thriller, horror metafisico…) ma solo per ricondurli alla propria personalissima estetica d’autore.

Nelle sue visioni spettacolari e pulsionali ha riportato sullo schermo una vena di surrealismo perturbante che ricorda spesso il maestro Buñuel (si pensi alle mani ricoperte di zecche che rievocano le formiche di Un chien andalou), o il miglior Tim Burton dei tempi di Sleepy Hollow (l’albero dal quale fuoriescono mani e corpi), il magico Shyamalan ma, più di ogni altro, il metafisico Andrej Tarkovskij, mito a cui è dedicato il film e anche innumerevoli immagini (il bosco e la baita in cui si autoreclude la coppia citano quelli dello Specchio, ma anche l’immersione panica nella natura del protagonista, nel finale, ricorda il personaggio di Stalker che si immerge nelle felci in una sorta di amplesso…).
In questo nuovo surrealismo caricato di psicoanalisi perfino il sesso non viene compreso da una critica legata ad automatismi e stereotipie di giudizio, e, incredibilmente, il meraviglioso Prologo del film passa alla storia come “spinto” e “eccessivo”. Ve lo descrivo: Prologo. Neve, acqua, sospiri, dettagli… una doccia, un bambino, penetrazioni e baci e ancora una lenta neve che cade fuori dalla finestra, si alterna ai respiri, fusi tra loro in una contingenza panica. La fotografia è grigia, abbagliante e gelida. I dettagli espliciti dei corpi di un uomo e una donna durante un amplesso vengono rappresentati fenomenologicamente. L’intero atto è girato con un ralenti che cristallizza tutti i frammenti sublimandoli in una staticità classica. Esaminati con una lentezza visiva nuova per il grande schermo, propria solo della video arte più sperimentale di Bill Viola. E all’armoniosamente classico si aggiunge l’aria del Rinaldo di Händel, lietmotiv dell’intero film. Su questi accordi di clavicembalo si consuma il dramma: all’apice dell’amplesso il bambino, lasciato solo, ha già raggiunto la finestra. Da qui inizia l’incubo, il viaggio nel profondo del senso di colpa, lacerante e insopportabile, di una donna sopraffatta dalle sue paure. Nella baita nel bosco, insieme al compagno analista e terapeuta, prova a rielaborare con grande difficoltà il suo trauma, che inizia a caricarsi di archetipi e drammi storici, fino ad un’ossessione che la porta inconsciamente a scontare non solo la sua colpa ma anche quella ancestrale di tutte le donne del passato, specie quelle punite dalle grandi persecuzioni contro la stregoneria, che trovano ora per lei una giustificazione. Ecco la misoginia, inesistente, di cui fu accusato il film: un eccesso di senso di colpa che porta la donna fino all’automutilazione e ad una morte che ha il chiaro sapore del sacrificio e della rinascita per l’intero genere femminile, condannato da sempre, negli anni, dal pregiudizio.

L’incubo si conclude così con un epilogo in grande stile, dopo che il film ha attraversato, nei canonici 5 atti, numerosi alti e bassi, vene di humuor nero poco credibili e riferimenti a miti e leggende già visti che avrebbero potuto lasciar spazio al nuovissimo approccio psiconalitico-horror. Ma una cosa ora è certa: l’interpretazione e l’analisi si fermano qui, sulle soglie di un territorio oltre il quale, per un film come questo, il critico iper-razionalista non è ammesso, ma solo lo spettatore e l’autore, con i rispettivi bagagli di emozioni. Lo stesso motivo per cui si consiglia vivamente ai critici di abbandonare la causa dell’ermeneutica lynchiana. Spiegare un flusso di coscienza e un lavoro di autoanalisi come questo sarebbe semplicemente fuorviante, come dichiara lo stesso Von Trier: “Anche mentre lo scrivevo, non ho seguito la mia solita “logica creativa”: voglio dire, ogni momento del film è frutto di sensazioni e anche di sogni che avevo avuto, le immagini si mescolavano dentro di me e io scrivevo...”.
Questo film è l’ulteriore riprova che certe opere si realizzano innanzitutto per se stessi, per scoprire verità sepolte nel proprio io, sperando magari che la propria esperienza individuale possa essere condivisa da altri: spettatori dagli occhi e dalla mente aperti ad accogliere il flusso di visioni che scorre sulle schermo, senza preoccuparsi di decrittarne immediatamente il messaggio. Luis Buñuel aveva stigmatizzato una volta per tutte, con gran lucidità, il vizio occidentale di trovare sempre una spiegazione logica per tutto:
"Non riesco a capire l'ossessione che alcuni hanno per dare una spiegazione razionale a immagini spesso gratuite. La gente vuole sempre la spiegazione di tutto. È la conseguenza di secoli di educazione borghese”






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29 gennaio 2009
RESPIRO finalmente online - commenti, voti, giudizi...

RESPIRO

Ragazzi sono emozionata e fiera di annunciarvi che il mio cortometraggio "Respiro", realizzato per l'Enel Digital Contest questo autunno, è IN GARA e finalmente online nel sito dell'Enel. Cliccando sul titolo che vi ho scritto sopra potete vederlo e, se lo riterrete giusto (spero di si ^^), votarlo. Attendo anche consigli e commenti da tutti e ovviamente, un bel po' du pubblicità... che male non fa.
Ricordo che il tema prefissato era "The Power of Energy" e che il video è il numero .25 presentato insieme ad Energie9, l'associazione culturale fondata da Vitto e Giovanni.
Ringrazio ancora Bea, la meravigliosa protagonista e i medici-scrubs Isi, Giovanni e Gianni. Isi anche addetto agli effetti speciali e alle luci.
Insomma.... ora la parola spetta a voi.
grazie...


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13 gennaio 2009
Scrittura creativa?

 - Buonasera piccola scatola nera stasera ho una bella notizia per te!

La piccola scatola nera non mi sta prendendo sul serio e cerca di minacciarmi con una poco convincente “sessione scaduta” accompagnata da qualche provocazione di “popup” (che ancora non ho capito che sono ma suonano come delle specie di corrispondenti maschili delle ammiccanti e seducenti fanciulle da copertina dei settimanali americani del dopoguerra).

- Eddai cazzo apri la paginetta bianca. Giuro che questa volta non sono 1892 caratteri sulla mia ennesima inesistente rinascita psichica e fisica da annunciare a tutto il web – improvvisamente deserto – con rulli di tamburi (a proposito! Non ti ho raccontato ancora che mi hanno regalato un rullante per natale! Ci pensi? Un piccolo tenero silenziosissimo embrione di batteria nella mia stanza! Ci vedo già tutti i fratellini intorno per la felicità del mio condominio!)
Comunque no. Hai sbagliato. Questa volta non ti ho aperto neanche per documentarti le cronache del mio trascorso Natale.
Oh finalmente dannato blog, ce ne hai messo per credermi. Ora che ho la mia pagina bianca –… ok ok nera – posso darti la meravigliosa notizia e pubblicarla anche per la felicità delle tue narcisissime pagine scure.

SEI FAMOSO !
DAI SU BLOGGHINO SALUTA LA TRASMISSIONE 1x1 CHE SEI IN DIRETTA! STANNO PARLANDO DI TE! EH? FICO EH?

E non fare il timido che finchè sono questioni private tra me e te è facile, ma ti ho sempre detto che prima o poi non ci sarebbero stati solo quegli sconosciuti degli ip tutti numeri e niente personalità a scrutare le nostre confessioni. E’ arrivato il momento di fare i seri.
Che dire. Lui è sempre più muto di me.


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cinema
13 gennaio 2009
E' nato RESPIRO... ah... cinema mio.

– Strano come gli attori siano vulnerabili.
– No, invece è normale. Tutti quanti hanno paura di essere giudicati. Nel vostro mestiere, il giudizio fa parte della vita, sia nel lavoro che fuori dal lavoro.
– Eh, già... Quando incontriamo qualcuno ci domandiamo: cosa pensa di me? Chissà se mi ama... Ma io penso che sia la stessa cosa per tutti gli artisti. Quando Mozart era bambino, e gli chiedevano di suonare, rispondeva: "Ora ti suonerò tutto quello che vuoi, ma prima dimmi che mi ami".
– E poi... è il mestiere in cui ci si bacia di più.
– Lei lo ha notato, vero? Sì, non facciamo che baciarci: pare che la stretta di mano fu inventata per dimostrare che non si era armati, che non si era nemici, ma per noi questo non basta... Bisogna dimostrare che ci si ama: mio tesoro, my darling, my love, sei magnifica... Se ne ha bisogno.

Effetto Notte, Truffaut


1 faticosa giornata di ideazione. 1 interminabile settimana di preparazione. 3 intensi giorni di riprese. 2 complicatissimi giorni di post-produzione. Per 90, maledetti, secondi di spot.

Che dire, ho la sensazione di esser uscita da un kolossal e che ormai la strada per Hollywood sia spianata davanti ai miei piedi. In realtà ho solo finito di girare Respiro, un mio lavoretto in concorso per l’Enel digital Contest e il Future Film Festival. Sarà online per essere votato dal pubblico (VOI) dal 29 gennaio sul sito dell’enel ma vi confesso che non disdegnerei neanche un simpatico riconoscimento da parte di Sorrentino e della sua spietata giuria.
In ogni caso, premio o non premio, tornare seriamente dietro la macchina da presa ha segnato il mio definito matrimonio con il cinema e la totale, eccitante, distruttrice donazione alla regia.


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26 novembre 2008
Cosa rimane?
FannyBerlino ritorna al suo blog e questa volta la telecamera è su Rec. Il terzo occhio analizza elabora filtra sogna e ripensa. E’ giunto verosimile e ovattato quel segmento di vita lontana ricreato nella mia mente da anni. E’ giunto il lavoro, la giustificazione delle mie passioni, la libera scelta. Sommersa da un’ondata che mi ha sfiorato la pelle e cancellato con gentile crudeltà i punti cardine del mio passato. Mi ritrovo a svoltare pagina. Un singhiozzo sordo mi si spezza in gola quando emergono scene di un passato vicino sfocate e quasi dimenticate. Ma che persone siamo? Vivere e dimenticare di aver vissuto. Viene da chiedermi cosa rimane... cosa resta dei momenti più vivi, di quegli attimi in cui hai le certezze in mano e ti senti presente, risorto, illuminato e l'esistenza ti si erge davanti come una strada asfaltata inghiottita nell'orizzonte. Come si possono vivere serenamente istanti del presente con la consapevolezza che un giorno ripercorrendo la memoria potrebbero essere stati rimossi e nascosti in luoghi di cui non abbiamo le chiavi o se si è più fortunati potrebbero riemergere e apparire sfalzati e sbiaditi come in un sogno. Senti gli adulti, ascoltali ogni tanto, io non ho la possibilità di stare di fronte ai racconti di mio nonno ma so per certo che se gliene potessi chiedere qualcuno lui guarderebbe indietro in quel cumolo di giorni, mesi, anni e mi ritirerebbe fuori dieci, massimo venti istanti di vita un po’ sgualciti e romanzati. Le storie di sempre. Di un meraviglioso film a colori resta qualche sbiadito fotogramma in bianco e nero. E poi sorridete se voglio raccontare il mio mondo con una telecamera, se ho bisogno di una vostra foto, di sentirvi, di ricordare, se mi ritrovo qui a scrivere e a maledire questa dannata testa che cancella. Lasciatemi scrivere, fotografare, filmare questa vita. Tanto rimango lo stesso nel torto. Sono sicura che ha più ragione chi abbandona questo circolare riemergere di temi e percorre linearmente la strada, senza ritorni, senza domande. Sono sicura che nessuno ha ragione. Sto perdendo le coordinate, almeno non mi sembrano più chiare come prima. Il giusto e sbagliato. L’esistenza del bene e della morale. Mi chiedo quale finalità scegliere adesso, se un bene epicureo o un imperativo kantiano. Piacere e felicità del quotidiano, forse è questo l’unico senso visto che siamo stati sbattuti qui in terra e forse qualcosa di interessante da fare lo si trova in ogni momento. Oppure percorrere un retto sentiero? Seguire le leggi della costituzione, della religione o la voce interiore? Bene per l’umanità coincide sempre con il bene per se stessi? O forse è come ho sempre voluto credere istintivamente: un gioco di doni e di ritorni che in un equilibrato ritmo cosmico dovrebbe filare sempre, almeno all’interno della propria coscienza. Ho sempre provato una piacevole sensazione nel non fare del male, non mentire e aiutare. Alla fine si, aveva ragione il mio ragazzo che cercava di farmi capire che anche le azioni più nobili e altruiste inconsciamente le facciamo per noi stesi. Ma in ogni caso sarebbe una buona soluzione: non si sgarra e si sta in pace con se stessi e col mondo. Mi riscopro cristiana forse, e ritorna l’esigenza di un credo superiore per non perdere la strada. Labili confini. Ho bisogno di filosofia, di sentirmi vicino qualcuno che passò la sua esistenza a pormi risposte (sempre differenti) a queste domande. Riaprirò vecchi libri forse. Mi manca Chiesa, il professore che più mi insegnò la vita. Ma anche i giorni con lui mi sembrano un sogno. Non voglio aridità, devo salvarmi in tempo, non voglio alcuna maturità arida. Forse il cinismo è la risposta, è il comportamento per star bene e pensar meno, allontana ogni nostalgia. Ma sono nata romantica dannazione, e forse questo non cambierà.


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1 novembre 2008
GIOVEDI' 13 ... Cinema & Teatro
Ho pubblicato il secondo libro questa estate, è stato divertente passare un anno a spulciare i film più belli dell'incontenibile, incommensurabile storia del cinema per estrarne i testi memorabili, i soliloqui, i monologhi, trascriverli e commentarli insieme a mio padre. E' nato proprio così questo libro. E per festeggiarne l'uscita abbiamo messo su uno spettacolo, che vi farà vivere quelle stesse scene in prima persona.
Giovedì non ci sono scuse, non potete mancare.

5 agosto 2008
Pensieri da vacanziera
Non ho grandi cose da dire questa notte. Sto cercando solo un modo per mascherare la mia voglia di non pensare alle cose serie, alle cose a cui tengo di più. Di conseguenza non mi sentirete parlare del mio corto, nonostante immagini, spunti e musiche mi sorprendano come flash nei momenti più insospettabili sperando che io li colga come salvifiche rivelazioni da annotare nel mio quadernino scarabocchiato in ogni momento. In realtà attendo la notte giusta per fare questo, che urlino pure alla mia porta, non sono ancora pronta per farli entrare.
Per il resto non ho neanche voglia di pensare ancora all'Università: le due grandi alternative si fronteggiano spavalde da un mesetto buono.. un giorno l'ha vinta una.. un altro un'altra.. anche per questo.. se ne parlerà a settembre.
Ho voglia invece di dedicare qualche pensiero ad oggi, alle semplici cose, alla quotidianità perduta negli ultimi tre mesi di studio trascorsi in mondi lontani e indimenticabili.
Continuo ad affermare, anno dopo anno, che amo Roma d'estate, nonostante la mia magica, calda, vuota città venga disprezzata dai pochi complessati pseudo vacanzieri costretti a viverci dentro nei mesi caldi solo perchè hanno perso gli ultimi Last Minute. Non disdegnerò le mie passeggiate a villa borghese, il lungo tevere, i gelatoni di Old Bridge, le birre sotto Castel Sant'Angelo, le arene o i semplici momenti passati con me tra queste quattro mura e i miei sogni.
Ho costatato inoltre, negli ultimi mesi di vita, che le amicizie sono cosa meravigliosa, dura e spesso cattiva. Difficile tenersi stretto un amico. Difficile restarci a contatto e non dover pensare al perchè e al come. Tenere lontano gelosie e invidie. Difficile guardarsi negli occhi sorridere e sapere il perchè. Chiedere scusa, dare un abbraccio, non credersi migliore, non volere sempre il meglio, aver voglia di protezione, offrire tutto per fare del bene. E' scontato essere cattivi. Per questo quando mi guardo intorno trovo due stelle fisse che, ridere pure ve lo consento, chiamo l'amore e la famiglia. Morale alla sicula sembrebbe. Ma guardo di nuovo e vedo 3 forse 4 volti che a stento di conoscono ma che io conosco fin troppo bene.. e in questi casi so che non c'è università che tenga, ci ritroveremo in un pub a venti, trent'anni e vivere e progettare nuove avventure. Medico, cantante, giornalista che sia.
Meno male che dovevo pensare all'oggi, è che quando scrivo è come se mi trovassi davanti ad uno di questi quattro amici e via... sarà l'ora, sarà che sono sempre maledettamente cinica e romantica, mi sono trovata a parlare dei miei trent'anni.
Forse è meglio che io riporti i miei pensieri qui, e poi li respinga lontano verso mete ancora enigmatiche... nelle terre basse di Bruxelles, di Bruges e Gand, nel mare del nord di Ostenda, in bicicletta tra i canali dell'Olanda, in qualche cofee shop di Amsterdam, tra luoghi di cui ancora non conosco l'esistenza e che mi accoglieranno in breve donandomi solo un po' di terra su cui piantare una tenda, e poi Berlino e gli occhi lucidi e il mio futuro tra le proiezioni di Venezia...
8 giorni al mio primo Inter rail..
Vi terrò aggiornati.




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3 agosto 2008
NeW LiFe?



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8 luglio 2008
Continuo fluire
Vorrei non perdere mai questa tristezza che mi tiene al mondo
oggi che abbandono i maestri d'ogni giorno e quelli del passato
forse, poi, sulla strada i loro nomi un giorno tutto, un giorno vani
Mi cristallizzo in forme evanescenti e credo di poter restare
ripenso a Pirandello, alle sue maschere e al suo eterno fluire
credo, adesso, nella necessità di dare a tutto un senso
per non offendere questa vita, non lasciarla inerte, grigia, sul mio percorso
Ripenso a Proust, a quel che è stato vivo e pieno,
e ora è inghiottito in quel che noi vogliamo chiamare "passato"
contraddizioni di cui è pieno il mondo, disarmonie di note
che fanno un po' ridere con la tristezza di chi ha capito il gioco
Ripenso a Holderling e alla Natura che ho voluto allontanare
vorrei guardarla in faccia adesso
per chiedere a Lei le risposte che l'uomo non mi ha saputo dare
mi sento cenere, mi sento estranea, mi sento fiume,
che senza più lottare ha accettato forse quella sola certezza
di dover guardare all'oggi, al proprio giorno, al suo continuo fluire
che quel che è dietro è perso, è solo l'Ora è ciò che vi è dell'esistenza
ripenso a Van Gogh, ai girasoli, a quel tender alla chiarità dellle cose oscure
ripenso a Hesse, Wilde, Sartre, Nietzsche, Baudelaire, Campana, Pascal,
Ungaretti, Leopardi, Seneca, Novalis, Friedrich e Montale, ripenso ai filosofi, ai poeti,
i letterati, scienziati, matematici, politici e avventurieri, illuministi, razionilisti,
empiristi, idealisti, romantici, pessimisti e quel comun sentire
Rimango io quest'oggi, ennessima illusione di poter leggere il mondo
ennesimo tentativo di poter interpretarlo
ennesimo granello che verrà dimenticato
malinconica tristezza di chi prova ad amare il mondo



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8 giugno 2008
e questo tempo che va...

"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."

Ho il presentimento che un giorno scriverò la mia Resource. In due volumi però.

Sono uscita ieri mattina alle 13.05 dalla mia scuola, poca coscienza in quegli ultimi attimi.
Ho suonato davanti a un centinaio di persone o poco più. L'aria era permeata da un'atmosfera intima... o forse era solo quello che desiderava percepire la mia addormentata sensibilità. Avevo bisogno di un'apparente distrazione che mi gettasse adrenalina e preoccupazioni addosso, sperando di non pensare così a tutte le amicizie che nel giro di poche ore avrebbero preso una strada diversa, a quell'ambiente intorno a me che mi vide sciarpetta rossa, teatrante, giornalista, alunna annoiata, studentessa meravigliata.
Volevo perdere coscienza delle piccole cose, delle grandi cose, che avrei perso, dimenticato, forse: i tentativi eroici di fare fotocopie, comprare la pizza per Paolo e sorseggiarmi un caffè macchiato al bar nel giro di 10 minuti scarsi di ricreazione,le immersioni d'arte tra le sedie pericolanti dell'aula multimediale e quell'accecante videoproiettore,  la finestra del quarto piano e i palazzi lontani illuminati dal sole per distendere la vista, per pensare alla vita, Chiesa che entra in classe e si siede sulla cattedra, i troppi gradini per arrivare in classe e i metodi di deviazione di Alessia, e quel quarto piano meraviglioso, Giomini e il suo Sanpisterno vergine, la Fiscella e il suo pettegolezzo libero, i bagni rigorosamente senza chiusura,i buongiorno stanchi dopo nottati insonni su filosofi e poeti, Manu e le sue chiacchiere filosofiche del mattino, Bea e i nostri disegni sul banco...e  poi... e poi questo non doveva essere un post suicidia di ricordo. Non doveva. Non lo sarà. Mi fermo qua omettendo il meglio. Ritorno a ieri per non farmi male. Cercai un po' di distrazioni nella musica ma non fui sopraffatta da alcun sentimento potente, da nessun pensiero che mi impegnasse emotivamente su alcun fronte. Non era nemmeno apatia, riempivo quei vuoti dell'anima cantando quei testi intimi che scrissi per me e per la mia eko. Li cantavo sbagliando intonazioni e parole solo per riempire quel vuoto. Quell'attimo dalla durata incerta era il mio testamento a quella scuola, a tutti quei luoghi che, come Proust ben sa, non erano solo luoghi, a quei corridoi, a quella palestra, a quelle classi, quei banchi, quei volti già confusi, quelli più chiari e vivi, a quelle sensazioni amplificate rimbombanti nella coscienza, alla mia giovinezza che muta, diviene, cristallizzata in attimi, in istanti, ricordi che emergono a sprazzi dal vissuto, confuso, indistinto, meraviglioso.
Giunge ora il mio abbagliante momento di coscienza.
...Grazie di tutto...




permalink | inviato da fannyrock il 8/6/2008 alle 20:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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